Corresponsabilità dei laici nella Chiesa | Documenti | Il Regno

Corresponsabilità dei laici nella Chiesa … guardarsi
dal rischio del clericalismo 
Conferenza Episcopale Canadese CCCB  CECC

Documenti, 11/2017, 01/06/2017, pag. 358

Commissione episcopale per la dottrina della Conferenza canadese dei vescovi cattolici

Conferenza canadese dei vescovi cattolici

«Qual è, allora, la responsabilità del cristiano? È rispondere all’amore di Dio, dato per la salvezza del mondo. Attraverso il battesimo, ogni cristiano riceve una speciale dignità e un’alta missione: portare la buona novella di Gesù Cristo al mondo». È stata pubblicata il 23 settembre 2016 la lettera La corresponsabilità dei laici nella Chiesa e nel mondo, frutto del lavoro della Commissione episcopale per la dottrina della Conferenza canadese dei vescovi cattolici e dedicata al ruolo e alla responsabilità dei laici cristiani, nella Chiesa e nelle varie dimensioni della vita sociale e politica in cui sono inseriti. Il documento, suddiviso in 19 paragrafi, pone alla base della responsabilità laicale il sacramento del battesimo, affermando, sulla scorta di Benedetto XVI, che i battezzati non devono sentirsi «come “collaboratori” del clero, ma come persone realmente “corresponsabili” dell’essere e dell’agire della Chiesa». Per questo, affermano i vescovi canadesi, occorre guardarsi dal rischio del clericalismo, come ha più volte denunciato papa Francesco, preservando la dignità propria di ogni vocazione. «La corresponsabilità che clero, religiosi e laici condividono in virtù del loro battesimo resta una mera teoria se ogni persona non coltiva un rapporto con Cristo e quindi non vive di fede», concludono. «Tutti i membri del corpo di Cristo si assumano insieme la responsabilità di portare Cristo, l’unico salvatore, al mondo, in uno spirito di famiglia, amicizia e comunione».

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Il rischio del clericalismo | L’OSSERVATORE ROMANO

Lettera dei vescovi del Canada

venerdì 14 luglio 2017 – pagina 7

Corresponsabilità dei laici

Oggi più che mai per i laici cristiani e per la Chiesa tutta occorre guardarsi dal rischio del clericalismo. È quanto, sulla scorta del magistero di Papa Francesco, sottolinea con vigore la Commissione per la dottrina della Conferenza episcopale canadese in una recente lettera intitolata La corresponsabilità dei laici nella Chiesa e nel mondoDel testo, pubblicato sull’ultimo numero del «Regno», riprendiamo ampi stralci della parte conclusiva.

Maurice de Vlaminck «Raccoglitrici di patate»

A volte confondiamo l’assunzione di varie funzioni e ruoli nella Chiesa con l’esercizio della corresponsabilità. Questo tipo di confusione può essere riduttivo nei confronti del laicato, in quanto limita il vasto campo di gioco del laico, che è il mondo. Questa, anzi, è una forma di clericalismo, perché si basa sul presupposto che il ruolo del clero sia qualcosa a cui i laici dovrebbero aspirare. Papa Francesco ha denunciato questo fenomeno, definendolo «un doppio peccato», perché sia i laici sia i sacerdoti ne sono spesso complici: i sacerdoti tendono a clericalizzare i laici e i laici chiedono di essere clericalizzati. «È uno dei mali, è uno dei mali della Chiesa. Ma è
un male “complice”, perché ai preti piace la tentazione di clericalizzare i laici, ma tanti laici, in ginocchio, chiedono di essere
clericalizzati, perché è più comodo, è più comodo! E questo è un peccato a due mani!».

La verità è che c’è una dignità originale in ogni vocazione: laicato, ordini sacri, vita consacrata. Il clericalismo nega la chiamata universale alla santità, così come chiaramente insegnata dal concilio Vaticano II.

La vocazione laicale è sempre svalutata quando avviene la clericalizzazione, o perché si trattano i laici come inferiori (un problema più comune parecchie generazioni fa) o perché si affidano loro incarichi e compiti tipici del clero (qualcosa di più comune ai nostri giorni). La grande chiamata dei laici, però, è fondamentale per la missione della Chiesa e non può essere annullata: è portare Cristo al mondo interiormente; evangelizzare dall’interno verso l’esterno.

Proprio come il lievito fa fermentare il pane dall’interno, così i laici sono chiamati a essere lievito nel mondo. Questo non si ottiene spiegando soprattutto dottrine precise o parlando di valori cristiani. Piuttosto, i cristiani sono essi stessi il lievito. I laici vivono nelle famiglie e nelle comunità. Essi lavorano o studiano e sono coinvolti nella vita sociale e politica della loro comunità a livello locale, nazionale e internazionale. Diventano lievito attraverso il loro modo unico di affrontare il lavoro e lo studio, di vivere nella società e di partecipare alla politica. Questo è un altro modo per dire che la vera vocazione del laico è, in un certo senso, al di fuori della Chiesa, al contrario di quella del clero e dei religiosi. Papa Francesco spiega: «Anche se si nota una maggiore partecipazione di molti ai ministeri laicali, questo impegno non si riflette nella penetrazione dei valori cristiani nel mondo sociale, politico ed economico. Si limita molte volte a compiti intra-ecclesiali senza un reale impegno per l’applicazione del Vangelo alla trasformazione della società. La formazione dei laici e l’evangelizzazione delle categorie professionali e intellettuali rappresentano un’importante sfida pastorale» (Evangelii gaudium, 102).

Se il laicato deve esercitare la corresponsabilità nella Chiesa e nel mondo in virtù del battesimo, ha bisogno quindi di nutrire se stesso e di essere nutrito. Vescovi e sacerdoti devono fare tutto il possibile per favorire il senso della corresponsabilità dei laici. Il contatto quotidiano con la vita all’interno della Chiesa non deve portare la gerarchia e il clero alla diffidenza verso l’autentica responsabilità dei laici, nemmeno
implicitamente, né dovrebbe portare a ridurre tale responsabilità solo alla consulenza su questioni materiali o mondane. Né devono i membri della Chiesa mettere tutte le loro speranze per la rinascita della Chiesa nei programmi pastorali o nella struttura parrocchiale. I programmi pastorali, come tutti i programmi, devono essere sempre aperti alla correzione, e lo Spirito può soffiare in qualsiasi direzione. Un laicato corresponsabile agirà sempre in comunione con il vescovo o il pastore, ma suggerirà anche correttivi a un piano pastorale mentre viene concretizzato nella vita di tutti i giorni.

La parrocchia è un’unità fondamentale nella Chiesa e un segno visibile in un dato territorio; tuttavia, non è un fine in sé, ma piuttosto un luogo per preparare i laici e il clero a esercitare la corresponsabilità per la vita della Chiesa nel mondo. I vari nuovi movimenti e associazioni laicali, che sono stati un grande dono dello Spirito alla Chiesa, con la loro stessa presenza devono sempre aiutare le parrocchie a crescere in questa consapevolezza.

Tutta la Chiesa deve sempre cercare di andare ai punti più estremi, alle periferie. Non necessariamente i confini sono lontani solo dal punto di vista geografico o sociale. Quando i laici partecipano alla vita sociale e politica, la loro motivazione deve essere l’amore, soprattutto un amore per Cristo che cresce sempre più profondamente nel rapporto con lui. In questo amore si alimenta un affetto per tutti gli esseri umani, e un desiderio che tutti possano trovare il senso ultimo della loro vita, che è Cristo. Ciò che spinge un cristiano nel lavoro, nello studio, nella vita sociale e politica non è il successo mondano, ma il desiderio che il mondo sia trasformato da Cristo. Ciò esige che ogni cristiano rimanga in quel rapporto d’amore con Gesù Cristo, mediante i sacramenti e la vita della Chiesa. Solo in questo modo è possibile essere corresponsabile per la vita della Chiesa. In caso contrario, si perde di vista la nostra destinazione finale.

Andando “nelle periferie”, i cristiani si avventurano verso i confini più distanti del mondo per incontrare gli uomini e le donne. Se non lo si fa, il rischio è di avere alla fine una Chiesa ripiegata su se stessa, che forse funziona in modo efficiente, ma non è profondamente sintonizzata sui bisogni degli altri nel portare loro la buona novella. Francesco ammonisce con forza contro questo rischio: «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti» (Evangelii gaudium20). La Chiesa ci insegna che la corresponsabilità per essa nella vita quotidiana richiede una particolare attenzione alle persone e ai problemi più importanti. Papa Francesco, come i suoi predecessori, ce ne ha ricordati molti. Egli ci chiede di avere una particolare attenzione per i poveri e gli oppressi, quelli che non hanno i mezzi di sostentamento, i disoccupati, i malati e i morenti, e in particolare coloro che perdono la speranza in un mondo che sembra averli dimenticati. Non possiamo parlare di corresponsabilità, se non siamo sintonizzati con le esigenze dei malati, di chi soffre, degli anziani e di coloro che vivono nella solitudine, dei morenti, se non siamo consapevoli di avere una responsabilità verso di loro e di essere chiamati a portare non solo aiuto materiale, ma anche la sicurezza che non sono soli.

Dobbiamo anche avere consapevolezza verso le vittime dell’ingiustizia. I laici non le possono trascurare semplicemente perché non le conoscono o non sono la causa dei loro problemi. Che potenziali migranti siano bloccati da molti paesi, che muoiano nel percorso verso la loro destinazione, che alle donne siano spesso negati i diritti fondamentali o i giovani si trovino senza prospettive di lavoro, che il mondo sviluppato e quello in via di sviluppo siano testimonianza di disuguaglianze sociali ed economiche sempre più profonde, che il nostro ambiente naturale sia sfruttato senza tener conto delle conseguenze, sono tutte questioni che interessano i cristiani. Oltre alla preghiera e alla vita comunitaria, la parrocchia deve lavorare attivamente per la giustizia sociale, portando la parola salvifica di Cristo a tutti coloro che soffrono. Tutte queste sfide sono esattamente responsabilità dei laici, che sono già nel mondo e sono coinvolti in tutti questi ambiti.

I laici, nell’esercizio della loro corresponsabilità, devono sempre difendere il vero valore della vita umana e affermare così che un essere umano è portatore di una dignità incommensurabile in virtù dell’immagine di Dio che lui o lei custodisce. Promuovere la dignità della vita umana non è mai un’ideologia. La dignità è sempre una scoperta che s’irradia a noi in un rapporto vivo con Cristo. Il cristiano che vive in modo corresponsabile per la vita della Chiesa desidera sempre comunicare e difendere la dignità della vita in tutto ciò che lui o lei fa, sia sul posto di lavoro, nella società, o nella sfera politica. La dimensione politica spesso riguarda questioni che stanno a cuore alla Chiesa. Tra queste è la famiglia, la base della società, che è così spesso attaccata, e che oggi soffre profondamente. Piuttosto che limitarsi a idealizzare la famiglia, dovremmo cominciare a guardare al nostro prossimo, e anche ai membri della nostra Chiesa, che spesso si trovano in situazioni familiari pesanti o difficili. Corresponsabilità significa essere pronti ad accompagnare individui e famiglie nel loro cammino difficile, non solo con le parole ma con le nostre azioni. I laici devono anche essere pronti a difendere qualsiasi attacco alla famiglia nella sfera politica, con la ragione e la carità.

Un’altra questione importante che spesso emerge in campo politico è l’istruzione, in particolare il diritto dei genitori a essere i primi educatori dei loro figli. Questo è particolarmente vero in ciò che riguarda la fede, la religione e la vita morale. La Chiesa intera ha la responsabilità di difendere il diritto fondamentale dei genitori a essere i primi insegnanti dei loro figli, soprattutto in ambito religioso e morale.

Le questioni della giustizia sono un altro aspetto importante della vita politica. I laici sono i principali responsabili della promozione della giustizia per coloro che si trovano davanti a un tribunale o in carcere. Essi devono essere attenti a eventuali carenze o a politiche del nostro sistema giudiziario che in nome dell’efficienza ledono la dignità dell’imputato o del colpevole.

Sorgente: Il rischio del clericalismo | L’OSSERVATORE ROMANO, p. 7

 


La coresponsabilité des laïcs dans l’Église et le monde Vendredi, 23 Septembre 2016 – CECC 


The Co-responsibility of the lay Faithful in the Church and the World Friday, September 23 2016 – CCCB

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