La morte del cardinale Tettamanzi | L’OSSERVATORE ROMANO

Il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano, è morto stamane, sabato 5 agosto, all’età di 83 anni

 

Il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano, è morto stamane, sabato 5 agosto, all’età di 83 anni, dopo una lunga malattia, nella Villa Sacro Cuore di Triuggio, in Brianza, la casa di spiritualità della diocesi ambrosiana dove si era ritirato dopo la fine del suo mandato. Nato a Renate, nell’arcidiocesi di Milano, il 14
marzo 1934, era stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1957. Eletto alla Chiesa arcivescovile di Ancona-Osimo il 1° luglio 1989, aveva ricevuto l’ordinazione episcopale il successivo 23 settembre. Il 6 aprile 1991 aveva rinunciato al governo pastorale dopo essere stato eletto Segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Trasferito a Genova il 20 aprile 1995, nel concistoro del 21 febbraio 1998 era stato creato cardinale del titolo dei Santi Ambrogio e Carlo. Trasferito a Milano l’11 luglio 2002, aveva rinunciato al governo pastorale dell’arcidiocesi il 28 giugno 2011.

Teologo morale, Segretario Generale e Vicepresidente della Cei, arcivescovo di Ancona-Osimo, poi di Genova e infine di Milano, successore di Carlo Maria Martini, Dionigi Tettamanzi è stato in questi decenni uno dei protagonisti della vita della Chiesa italiana.

Nato a Renate, nel territorio della provincia e dell’arcidiocesi di Milano, il 14 marzo 1934, all’età di 11 anni era entrato nel seminario diocesano “San Pietro” di Seveso, dove aveva iniziato gli studi, completati poi nel seminario di Venegono Inferiore. Qui aveva frequentato anche i corsi di teologia, fino alla licenza ottenuta nel 1957. Il 28 giugno dello stesso anno era stato ordinato sacerdote dall’arcivescovo Giovanni Battista Montini e, pochi mesi dopo, inviato al Pontificio seminario lombardo di Roma, dove era rimasto per due anni, frequentando la Pontificia università Gregoriana.

 

Conseguito il dottorato in sacra teologia con una tesi su «Il dovere dell’apostolato dei laici», era rientrato in diocesi come professore di discipline teologiche ai chierici prefetti nei seminari minori di Masnago e di Seveso, dove aveva risieduto fino all’autunno del 1966.

Trasferito al seminario maggiore di Venegono Inferiore, per oltre vent’anni vi aveva insegnato morale fondamentale e tenuto i corsi sui sacramenti del matrimonio e della penitenza. Nello stesso periodo aveva insegnato teologia pastorale a Milano, sia presso l’Istituto sacerdotale Maria Immacolata sia presso l’Istituto regionale lombardo di pastorale. Aveva tenuto corsi di morale anche presso il seminario teologico dei comboniani a Venegono Superiore, l’Istituto teologico fiorentino e il Pontificio Istituto missioni estere di Milano.

Nel suo insegnamento vasta è stata la gamma dei temi trattati, tra i quali risaltano le questioni di morale fondamentale accanto a quelle di morale speciale, con una preferenza per l’ambito del matrimonio, della famiglia, della sessualità e della bioetica. All’intensa attività accademica aveva unito la partecipazione a incontri, convegni, corsi di aggiornamento teologico-pastorale per sacerdoti e laici in Italia e all’estero.

Tutto ciò non lo aveva distolto dall’attività pastorale diretta, da lui sempre amata ed esercitata sia svolgendo il servizio domenicale nelle parrocchie, sia dedicandosi alla predicazione, alla conduzione di ritiri e di esercizi spirituali, alla direzione spirituale, soprattutto per le famiglie e le persone consacrate. Non vanno dimenticate, inoltre, la presenza e l’azione nella Confederazione italiana dei consultori familiari di ispirazione cristiana, di cui era stato consulente ecclesiastico dal 1979 al 1989; nell’Opera per l’assistenza religiosa agli infermi, come responsabile dell’attività culturale prima e come presidente poi; nell’Associazione dei medici cattolici italiani, sezione di Milano, quale assistente ecclesiastico per circa vent’anni.

L’11 settembre 1987, la Congregazione per l’educazione cattolica, su designazione dell’episcopato lombardo, lo aveva chiamato a reggere il Pontificio seminario lombardo. Quindi, il 28 aprile 1989, la Cei lo aveva designato presidente del consiglio di amministrazione del quotidiano «Avvenire».

Il 1° luglio 1989 era stato eletto arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo. Ricevuta l’ordinazione episcopale nel duomo di Milano dal cardinale Carlo Maria Martini il 23 settembre successivo, il 1° ottobre aveva fatto ingresso nella diocesi marchigiana, dove era rimasto circa un anno e mezzo.

In quel periodo, oltre a rivestire l’incarico di presidente della Conferenza episcopale della regione Marche, nel giugno 1990 era stato eletto presidente della Commissione della Cei per la famiglia.

Il 14 marzo 1991 era divenuto Segretario generale della Cei e il 6 aprile dello stesso anno aveva rinunciato al governo pastorale di Ancona-Osimo per mettersi al servizio della Chiesa italiana a tempo pieno. Dopo quattro anni di intenso lavoro, il 20 aprile 1995 era stato nominato arcivescovo metropolita di Genova, dove aveva fatto ingresso il 18 giugno, ricoprendo poi anche l’incarico di presidente della Conferenza episcopale regionale.

Il 25 maggio 1995 era giunta la nomina a vice presidente della Cei. Nel gennaio 1998, il consiglio permanente lo aveva designato assistente
ecclesiastico nazionale dell’Amci. Aveva partecipato come esperto di nomina pontificia al Sinodo dei vescovi sulla famiglia (1980) e a quello sui laici (1987) e, quale padre sinodale, all’Assemblea speciale per l’Europa (1991) e al Sinodo sulla vita consacrata (1994). Diversi anche gli incarichi presso la Santa Sede: era stato consultore della Congregazione per la dottrina della fede, del Pontificio Consiglio per la famiglia, della Pontificia commissione della pastorale per gli operatori sanitari e membro dei Pontifici Consigli della pastorale per gli operatori sanitari e delle comunicazioni sociali.

Nel concistoro del 21 febbraio 1998 Giovanni Paolo II lo aveva creato cardinale del titolo dei Santi Ambrogio e Carlo.

L’11 luglio 2002 era stato trasferito a Milano, successore del cardinale Carlo Maria Martini. Nel primo discorso alla città (8 settembre 2002) aveva parlato della necessità di coltivare «una coscienza capace di obbedire alla Verità». E pochi giorni dopo, il 29 settembre 2002, aveva fatto ingresso in diocesi. Sulla scia di sant’Ambrogio amava ripetere: «Occorre cercare sempre le cose nuove e custodire quelle a noi trasmesse dal passato».

Il 28 giugno 2011 aveva rinunciato al governo pastorale di Milano, pur continuando a essere presente nella vita dell’arcidiocesi e a offrire il proprio contributo al servizio della Chiesa. In questo spirito, tra il luglio 1012 e il luglio 2013 avevo svolto l’incarico di amministratore apostolico della diocesi di Vigevano. E nel settembre 2015 aveva partecipato a una sessione di lavoro del Consiglio di cardinali — istituito nel 2013 per la riforma della Curia romana — presentando, su incarico del Papa, un approfondimento sulla fattibilità del nuovo dicastero per i laici, la famiglia e la vita. 

 

Il mese successivo aveva partecipato, come membro di nomina pontificia, alla XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sulla vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. E aveva preso parte ai conclavi del 2005 e del 2013, che hanno eletto Benedetto XVI e Francesco, con il quale aveva avuto un cordiale incontro in duomo durante la visita compiuta dal Pontefice a Milano lo scorso 25 marzo.

 

Sorgente: La morte del cardinale Tettamanzi | L’OSSERVATORE ROMANO, domenica 6 agosto 2017, pagina 7


A Milano i funerali del card. Tettamanzi, testimone fedele di Cristo | Radio

Vaticana

08/08/2017 13:25 – di Adriana Masotti

E’ l’amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Miliano, cardinale Angelo Scola a presiedere i funerali del card. Dionigi Tettamanzi, scomparso sabato scorso. Oltre 5000 i fedeli che riempiono il Duomo.

[…]

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Sorgente: A Milano i funerali del card. Tettamanzi, testimone fedele di Cristo – Radio Vaticana

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