Slaves on our Streets: How the Catholic Church is working with police to bring an end to modern slavery | The Independent

Pope Francis considers exploitation ‘a grievous wound in the body of humanity’ and calls on all followers to take action in their communities

Voices

Cardinal Vincent Nichols 2017 sept 14

card-vincent-nicholsI first became really aware of modern slavery in 2012, when I heard Sophie Hayes [a victim of trafficking who wrote a best-selling book about her experiences] speak. I was amazed she was English, and had been taken to Italy to work as a sex slave. It questioned all the preconceptions I had that human trafficking was a problem elsewhere, an issue in other countries. After that, I became aware of what a hub for human trafficking London is, and it became even more imperative to understand it. 

Then around the time of the London Olympics that year, the police were looking to co-operate with some of the religious sisters. Around these big sporting events a sex industry always moves in, and women who are virtually enslaved are imported. I noticed that religious sisters were doing a lot of the front line work supporting these women. 

Later we had a public meeting about trafficking and a lot of Filipino women came. I realised that the Catholic community, being so diversified in London, has contact with a lot of trafficked women.

Kevin Hyland, who was then at the Met [he is now the Independent Anti-Slavery Commissioner] came to us looking for cooperation. Many of the sisters were not inclined to cooperate. The police tended to prosecute people we’d now recognise as having been trafficked, so Kevin had to work hard to convince them that his interest was not in prosecution. 

Gradually a partnership was built, based on getting awareness, education and responsiveness around different communities. It was clear the cooperation between the resources of the Catholic Church and the police was a fruitful one. 

We spoke to bishops and police chiefs in other countries and this initiative started in London, called the Santa Marta Group, began to spread. At our first meeting in 2014 Pope Francis came, along with police forces from 20 nations. At our most recent meeting, last year, there were over 30 police chiefs. 

Pope Francis has been a very important figure in this. He’s worked with modern slaves for more than 30 years, so has a long awareness of it. When he was interviewed about it he described modern slavery as a grievous wound in the body of humanity – and therefore for Catholics a wound in the body of Christ. He said the world needs to learn how to weep again; and from that we understand the need to act.

At the end of that first meeting I was standing next to him, and he said: “You make sure this keeps going, because this is far more use than most of the meetings I have to go to.” So with a mandate like that I am motivated, but at the heart of this are the victims of this cruel, cruel trade and we must always remember them and put them first. 

The Independent and Evening Standard have a unique reach. One of the hopes for this investigation, and this think tank, is that we can help to alert all sectors – finance, business, government, media – as well as people in London and more widely, so we can help to consolidate a response. We need to let people know what to look for, how to report it and how they can avoid giving business to these criminals. A person’s dignity is tied up with their work. If work is demeaning or exploitative it eats away at the core of that person, and their human dignity. 

That is why I am pleased to be supported by the august people of this think tank. All of us need to work hard to help end this great scourge.

Cardinal Vincent Nichols is the Archbishop of Westminster

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Sorgente: Slaves on our Streets: How the Catholic Church is working with police to bring an end to modern slavery | The Independent


[Traduzione]

È un nostro problema | L’Osservatore Romano

La tratta degli esseri umani

sabato 16 settembre 2017 – pagina 5

Slaves on our Streets

card-vincent-nichols
Cardinal Vincent Nichols Vicki Couchman

Questo articolo del cardinale arcivescovo di
Westminster è uscito su «The Independent»
a seguito della tavola rotonda «Slaves on our
Streets» promossa dal quotidiano britannico
insieme al think tank «Evening Standard».
L’incontro, svoltosi la mattina del 14
settembre a Londra, è stato presieduto dal
cardinale in qualità di presidente del Santa
Marta Group, costituito nel 2014 per lottare
contro la piaga della tratta degli esseri umani
nel mondo. Tra gli altri intervenuti, Kevin
Hyland, Paul Polman, Monique Villa,
Yasmin Waljee e Julie Etchingham, Matt
Baggott, Jean Baderschneider e John
Studzinski.

di VINCENT NICHOLS
Ho preso davvero coscienza della schiavitù moderna per la prima volta nel 2012, sentendo parlare Sophie Hayes (una vittima del traffico di esseri umani che ha scritto un best-seller sulla sua esperienza). Mi colpì il fatto che lei fosse inglese e che era stata portata in Italia a lavorare come schiava del sesso. La cosa mi fece mettere in discussione tutte le mie idee preconcette sul fatto che il traffico umano era un problema altrove, che riguardava altri paesi. In seguito mi resi conto di quale centro per il traffico umano fosse Londra, e quindi diventò ancor più necessario comprenderlo.

Poi, più o meno nel periodo delle Olimpiadi di Londra di quell’anno, la polizia cercò di cooperare con alcune religiose. Attorno a questi grandi eventi sportivi si crea sempre un’industria del sesso e vengono importate donne che sono letteralmente ridotte in schiavitù. Notai che le religiose svolgevano gran parte dellavoro in prima linea per dare sostegno a quelle donne.

In seguito tenemmo un incontro pubblico sul traffico umano, al quale parteciparono molte donne filippine. Mi resi conto che la comunità cattolica, essendo tanto diversificata a Londra, aveva contatti con molte donne vittime del traffico umano.

Kevin Hyland, che all’epoca stava alla Met (ora è il Commissario indipendente anti-schiavitù) venne da noi in cerca di cooperazione. Molte
tra le religiose non erano inclini a cooperare. La polizia tendeva a perseguire le persone che ora consideriamo vittime di traffico, sicché Kevin ebbe un bel daffare per convincerle che a lui non interessava perseguire.

Poco a poco si creò una collaborazione, basata sul suscitare consapevolezza e ricettività e offrire educazione nelle diverse comunità. Fu evidente che la cooperazione tra le risorse della Chiesa cattolica e la polizia era feconda.

Parlammo con vescovi e capi della polizia in altri paesi e questa iniziativa avviata a Londra, chiamata Santa Marta Group, iniziò a diffondersi. Al nostro primo incontro nel 2014 è venuto Papa Francesco, insieme alle forze di polizia di venti nazioni. All’incontro più recente, lo scorso anno, hanno partecipato oltre trenta capi della polizia.

Papa Francesco è stata una figura molto importante in tutto questo. Per oltre trent’anni ha lavorato con i moderni schiavi, quindi è particolarmente consapevole del problema. Intervistato in proposito, ha descritto la schiavitù moderna come una dolorosa ferita nel corpo dell’umanità e quindi, per i cattolici, una ferita nel corpo di Cristo. Ha detto che il mondo deve imparare di nuovo a piangere; e da qui comprendiamo la necessità di agire.

Al termine di quel primo incontro mi ritrovai accanto a lui, che mi disse: «Si assicuri che questo continui, perché è molto più utile della maggior parte degli incontri ai quali devo partecipare». Con un mandato del genere, dunque, non posso non essere motivato, ma al centro di tutto ci sono le vittime di questo commercio crudele, davvero crudele, e dobbiamo sempre ricordarle e metterle al primo posto.

Alle olimpiadi di Londra del 2012
emerse che chi svolgeva
in prima linea gran parte del lavoro
a sostegno delle donne
ridotte in schiavitù
erano state le religiose

«The Indipendent» ed «Evening Standard» hanno una diffusione straordinaria. Una delle speranze di questa analisi e di questo gruppo di
esperti è di riuscire ad aiutare a mettere in guardia tutti i settori — finanza, affari, governo, media —, come anche la gente a Londra e in generale, così da poter contribuire a consolidare una risposta. Dobbiamo far sapere alle persone che cosa cercare, come denunciarlo e come evitare di procurare affari a questi criminali. La dignità della persona è legata al suo lavoro. Se il lavoro degrada o sfrutta, corrode l’essenza della persona e la sua dignità umana.

Per questo sono lieto del sostegno degli illustri membri di questo gruppo di esperti. Tutti noi dobbiamo impegnarci duramente per contribuire a porre fine a questa grande piaga.

Sorgente: È un nostro problema | L’Osservatore Romano, sabato 16 settembre 2017 – pagina 5

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